ciao.
non tocco.
ho o liscio la bocca.
sguiscio.
e scivolo, ruzzolo e perdo aderenza.
spicco le tagliole.
abbottono le tende alle fragole.
non tocco
e spezzo le palme.
pizzico
cicco l'attimo e bisbiglio,
sbaglio.
tendo a lanciare il fresbee negli angoli.
sono tutti così noiosi!
la retorica senza regole delle parole.
mi si addormenta una gamba,
stono.
e cascate di risate esotiche e lontane.
pioggia di mani.
mille occhi verdi
l'ipotesi di un premio.
cicco l'attimo...
invasioni letterarie
la parte per il tutto
figure preistoriche di pornografia piana...
appendo lo sterno alle remore
fontane di baci spaziali
e fiori a precipizio,
mentre entrano le ballerine a cavallo di anfibi,
danza la francia
e inciampo io.
gli obici sparano i ventricoli nel sangue
un sasso irrompe
girate gitane le gonne...
m'impiccio
gli aironi solcano i cieli
e stole di seta di tutti i colori
la festa del santo.
sono un giornalista?
prendo appunto
in punta sui piedi
su un rialzo
le teste. non vedo.
non tocco.
una buccia di banana
e la volta dei cherubini m'incombe.
suonino allora le trombe.
ciao.
non tocco.
ho o liscio la bocca.
sguiscio.
e scivolo.
giovedì 31 maggio 2012
venerdì 25 maggio 2012
procedure selettive
Sono fuori da questa società
che non voglio
e che non mi vuole.
Che mi ha istruito
a essere il migliore possibile
per non dovermi usare.
Un elenco di cose da fare,
di esami da superare,
di diplomi da conseguire
per alimentare l'industria delle cornici,
per aumentare la polvere.
Per avere sempre un epitaffio
che mi ricorda
chi non sono mai stato,
che il posto è occupato.
Il posto è già occupato
da chi non ha nessuna intenzione
di invecchiare
e studia
ingegnose procedure selettive
per non farsi aiutare.
che non voglio
e che non mi vuole.
Che mi ha istruito
a essere il migliore possibile
per non dovermi usare.
Un elenco di cose da fare,
di esami da superare,
di diplomi da conseguire
per alimentare l'industria delle cornici,
per aumentare la polvere.
Per avere sempre un epitaffio
che mi ricorda
chi non sono mai stato,
che il posto è occupato.
Il posto è già occupato
da chi non ha nessuna intenzione
di invecchiare
e studia
ingegnose procedure selettive
per non farsi aiutare.
martedì 22 maggio 2012
giovedì 26 aprile 2012
martedì 27 marzo 2012
lunedì 19 marzo 2012
la comunicazione
Una redazione locale di una testata del sud. Disordinata, polverosa. Davanti a una scrivania le foto di scempi urbanistici. Davanti a un’altra ritagli di articoli di sparatorie e ammazzatine. In un angolo, di spalle, Luigi. Davanti a lui una grande foto di un mare splendido.
Luigi prende un respiro profondo, poi compone un numero di telefono. “Salve, Gazzetta del Sud, volevo parlare con l’onorevole Straffi… grazie.”
Luigi, in attesa, fa un paio di colpi di tosse, s’aggiusta la voce.
Non appena sente rispondere, inizia a parlare a macchinetta, come recitasse una poesia più velocemente possibile:
“Onorevole, si ricorda: Luigi Straboni, è per quell’intervista su quella sua idea di un nuovo canale pubblicitario che si occupasse della promozione del sud nella sua immagine migliore… Onorevole?”
Luigi abbassa il ricevitore, ma non sembra abbattuto, guarda in aria come cercasse una buona idea.
Squilla il telefono. Luigi si schiarisce la voce.
“Gazzetta del sud, Gioiosa Marea… siii?”
Dall’altra parte un uomo risoluto:
“Ce l’hai una ammazzatina che ne so?... Corna, pizzo, pene d’amore?” Luigi risponde:
“Beh, adesso…”
L’altro:
“Dai Fernà che non c’ho ‘na minchia oggi!”
Luigi è un semplice collaboratore della redazione che, al più, ha il compito di aprire e chiudere l’ufficio e fare il caffè. Accettato, non proprio volentieri, per il suo zelo dai due unici redattori del posto.
Il questuante incalza: “Ma non sei Zimmarello?” Luigi rivela che in sede c’è solo lui, l’altro attacca.
Luigi prende un respiro profondo, poi compone un numero di telefono. “Salve, Gazzetta del Sud, volevo parlare con l’onorevole Straffi… grazie.”
Luigi, in attesa, fa un paio di colpi di tosse, s’aggiusta la voce.
Non appena sente rispondere, inizia a parlare a macchinetta, come recitasse una poesia più velocemente possibile:
“Onorevole, si ricorda: Luigi Straboni, è per quell’intervista su quella sua idea di un nuovo canale pubblicitario che si occupasse della promozione del sud nella sua immagine migliore… Onorevole?”
“TUC TUC TUC TUC…”
Luigi abbassa il ricevitore, ma non sembra abbattuto, guarda in aria come cercasse una buona idea.
Squilla il telefono. Luigi si schiarisce la voce.
“Gazzetta del sud, Gioiosa Marea… siii?”
Dall’altra parte un uomo risoluto:
“Ce l’hai una ammazzatina che ne so?... Corna, pizzo, pene d’amore?” Luigi risponde:
“Beh, adesso…”
L’altro:
“Dai Fernà che non c’ho ‘na minchia oggi!”
Luigi è un semplice collaboratore della redazione che, al più, ha il compito di aprire e chiudere l’ufficio e fare il caffè. Accettato, non proprio volentieri, per il suo zelo dai due unici redattori del posto.
Il questuante incalza: “Ma non sei Zimmarello?” Luigi rivela che in sede c’è solo lui, l’altro attacca.
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