martedì 13 marzo 2012

sulla lama (da Diego a me)

Comunque noi dovremmo vivere avvinti e soli, mandando e-mail a chi, senza poi troppo entusiasmo, volessimo contattare.

Invece accade il contrario: i nostri pensieri sono isofori,

le secrezioni dei nostri umori sono isocrone,
il nostro disgusto per il mondo del mondo è isobate,
ma io e te ci dobbiamo parlare per mail.

In più, per non dover spiccare ogni piè sospinto una testa di cazzo da un torso,
mi tocca girare per questo mondo sbagliato con le orecchie piene di purè di ceci, sigillate da placche in lega tantalio-niobio.

Porcaccio! Se almeno ci fossi un po' tu, tu livido come non voglio
accettare di essere il solo.

sulla lama
Diego

venerdì 9 marzo 2012

l'indifferenza

Una bambina allestisce una bancarella sul marciapiede di una strada. Ha molta cura e attenzione nel posizionare i piccoli oggetti. Collanine, braccialetti…

Uno sparo di arma da fuoco deflagra nell’aria immobile dell’estate. La bambina chiude appena gli occhi.

Un uomo in mutande fugge per la strada inseguito dalle urla di un altro che brandisce una pistola. Corrono davanti alla bancarella. L’inseguitore calpesta una collanina.

La bambina, che non aveva interrotto la sua occupazione, raccoglie gli avanzi del monile. Ora è davvero innervosita.

Due spari sono ormai più lontani.

(2009)

lunedì 5 marzo 2012

Fate attenzione!

Antonio Lusardi è seduto nella sua auto blu. L’autista guida in silenzio, senza scossoni, ma veloce nel traffico metropolitano. È sera, è inverno. Antonio sta leggendo alcuni giornali per la seconda volta. Sono della mattina, le notizie sono vecchie di ventiquattro ore, ma c’è qualcosa di cui Antonio non riesce a venire a capo. L’intera giornata spesa a fare l’equilibrista tra sindacati e industriali. Nessuna vittoria, l’odio delle due parti e l’impopolarità sui lavoratori. Ad Antonio manca l’aria e sente il bisogno di fare pipì.
L’autista accosta. C’è un piccolo bar deserto, chiede ad Antonio se lo deve accompagnare, motivi di sicurezza niente di perverso! Antonio preferisce andare solo. Il bar è d’angolo su un vicoletto buio, il ripostiglio delle cose sporche dei negozi scintillanti del corso. Antonio s’infila nel vicolo. Un po’ d’aria, un po’ di solitudine. La farà in piedi su un muro. Un po’ di libertà.

S’allenta il nodo della cravatta, appoggia una mano su un muro, si abbassa la zip dei calzoni. È stanco, è preoccupato, ma sorride quando legge sotto la mano “Piove, governo ladro!” e si libera.

Qualcosa si muove nell’oscurità, proprio sotto di lui, proprio dove si sta liberando. Antonio ha un sussulto, poi rimane pietrificato, mentre vede un viso sporco e una barba che s’asciugano con una mano. E una voce: “Le donne e gli uomini con la barba!”

Antonio prova a scusarsi, ha pisciato su un barbone, se lo venissero a sapere sarebbe una pubblicità tremenda per un politico del suo schieramento, ma quello non fa una piega e sdraiato per terra, fra i cartoni e la mondezza continua: “Lo stanno già facendo! Tu lo hai appena fatto! Le donne e gli uomini con la barba! Ma fai attenzione!”

Antonio equivoca quest’ultimo avvertimento: “Sono mortificato le vado a prendere delle salviette.” E s’infila nel bar. Dentro stanno facendo le pulizie. Antonio per poco non rovina su un cartello di plastica messo a bella posta da un inserviente. Quest’ultimo squadra Antonio che gli appare come un uomo ben vestito coi capelli arruffati, l’aria di chi ha appena visto un fantasma, visibilmente bagnato sul basso ventre e con la patta aperta. Antonio si scusa, ha bisogno di salviette. L’inserviente adagia il Mocio sul bancone e lentamente gliene procura una manciata: “Non l’ha letto il cartello?” Antonio legge: FAI ATTENZIONE – pavimento bagnato. Raccoglie le salviette e riesce nel vicolo.

Con grande sorpresa Antonio deve constatare che l’uomo, il barbone non c’è più. Rimane una scritta sul muro PIOVE GOVERNO LADRO e una colata d’urina. Poi inizia a piovere.

L’autista si precipita nel bar. Guarda l’inserviente e lo incalza: “Dov’è l’onorevole?” Quello sempre più indignato gli indica la porta sul vicolo. L’autista si sfila l’impermeabile e esce nel vicolo. Copre Antonio e lo porta nel bar, scalcia il cartello d’ostacolo al passaggio di due persone e lo porta via. Sul pavimento del bar appena pulito rimangono le orme sporche delle scarpe dei due avventori.

(2011)

Pupazzo tra la neve












(Roma, Febbraio 2012)

giovedì 17 novembre 2011

io, soldatino e il bayer leverkusen

la palla sola

Una donna (verso i sessanta) lavora a maglia, mentre il marito armeggia fra le scartoffie di una scrivania (cerca un bollettino, un certificato...).
La donna, ogni tanto, guarda il marito da sotto agli occhiali senza mai smettere di sferruzzare.
Lui è in pantofole e vestaglia, ha pochi capelli disordinati.
Sulla scrivania le foto dei tre figli.
La donna, improvvisamente, getta il lavoro a maglia sul divano con sdegno, poi gela il marito chiamandolo per nome con voce acuta.

Quello si blocca all'istante fissandola.
Lei dice:
"Alberto, dimmi la verità! Ma tu hai una palla sola?"

sabato 14 maggio 2011